Escursioni Veronesi

Ciaspolata sul Monte Sparavieri 1797m e Monte Tomba 1765m

Il monte Sparavieri e il Monte Tomba sono due montagne del Parco Naturale della  Lessinia situato per la maggior parte nella provincia di Verona e in piccola parte in provincia di Vicenza e Trento. L’escursione ha inizio dal  Passo del Branchetto, situato tra Bosco Chiesanuova e Malga San Giorgio, che si raggiunge da Verona seguendo le indicazioni per Lessinia e Bosco Chiesanuova, superato quest’ultimo abitato si procede per alcuni chilometri fino a che troviamo l’indicazione del Passo del Branchetto. Qui parcheggiamo l’auto negli spazi a lato della strada e imbocchiamo la carrareccia con le indicazioni per il Rifugio Primaneve e Monte Tomba

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e risaliamo la pista battuta

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che porta ripidamente al visibile rifugio Primaneve

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posto sulla cima del monte Tomba. Nelle vicinanze troviamo una piccola chiesetta dedicata a San Valentino

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e il Rifugio monte Tomba.

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Proseguiamo sulla destra del Rifugio Primaneve e scendiamo, sempre ripidamente, verso l’anello di fondo, mentre scendiamo possiamo ammirare la catena del Monte Baldo e del Carega.

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Giunti nelle vicinanze della pista di fondo seguiamo le indicazioni del percorso pedonale  e attraversiamo negli appositi spazi, per due volte, la pista di fondo per poi iniziare la salita al Monte Sparavieri

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che raggiungiamo dopo una ripida salita. Sulla larga vetta è posta una croce,

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il panorama è magnifico e spazia dalle altre cime della Lessinia, allo spettacolare gruppo del Carega, alle Dolomiti di Brenta, al monte Altissimo  e alla catena del monte Baldo.

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Per il ritorno ripercorriamo il percorso di andata.

PUNTO DI PARTENZA : Passo del Branchetto (VR) 1590m

SENTIERO: percorso pedonale

DISLIVELLO: 207m

DIFFICOLTA’: EAI (Escursionismo in Ambiente Innevato)

 

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Cima Costabella 2053m

La Cima di Costabella è una  vetta della catena del Monte Baldo, la più meridionale delle cime oltre i duemila metri. L’escursione ha inizio dalla Malga Valfredda Crocetta che si raggiunge da Affi (Vr) seguendo le indicazioni per il Santuario della Madonna della Corona. Dopo aver superato Caprino Veronese giungiamo a Spiazzi. All’altezza di un grosso piazzale imbocchiamo la stradina che si stacca a sinistra con indicazioni per Malga Ime, per  Malga Castello e Sacrario del Baldo. Proseguiamo su questa strada fino a raggiungere un bivio dove, seguendo  le indicazioni per malga Ime, giriamo a sinistra e proseguiamo per alcuni chilometri, superando Malga Ime fino a giungere a Malga Valfredda Crocetta dove troviamo un parcheggio dove lasciare l’auto.

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Imbocchiamo il sentiero 656 “Lino Ottaviani” che passa a fianco della Malga. Risaliamo il pendio dsc05691

su un sentiero che con numerosi tornanti ci porta fino alla Bocchetta di Naole. Qui si apre lo stupendo panorama sul Lago di Garda e sulle Prealpi bresciane.

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Dalla bocchetta seguiamo a destra il filo della cresta, detta anche “Cresta di Naole”,

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sul sentiero 658

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fino a raggiungere il Rifugio “Fiori del Baldo”. Da qui continuiamo in ripida salita, sull’ampio crinale, fino ad incontrare il vicino Rifugio Chierego dietro cui inizia il ripido percorso che ci porterà sulla vetta.

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Sul pianoro della cima troviamo un osservatorio con l’indicazione delle cime visibili.

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Il panorama è grandioso e spazia dal sottostante Lago di Garda con i monti dell’Alto Garda Bresciano, al gruppo dell’Adamello, alle Dolomiti di Brenta e  alla Presanella,

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a fianco vediamo altre cime del Baldo: il Coal Santo, la Cima delle Buse e la Punta Telegrafo, mentre sull’altro versante possiamo osservare la Lessinia e più a nord il Pasubio.dsc05681

PUNTO DI PARTENZA : Malga Valfredda Crocetta (VR) 1.321 m

SENTIERO: 656 sentiero Lino Ottaviani, 658, 658var.

DISLIVELLO: 732m

DIFFICOLTA’:E

Monte Cimo 954m e Santuario della Madonna della Corona

Il Monte Cimo è una montagna veronese che si affaccia sulla Valle dell’Adige sopra il paese di Brentino. La notorietà di questo monte si deve principalmente alle via di arrampicata e al Santuario della Madonna della Corona che accoglie pellegrini non solo dal Veneto, ma anche da Lombardia e Trentino. L’escursione ha inizio dal paese di Brentino che si raggiunge da Affi (Vr) lungo la strada provinciale per Rovereto. Giunti al paese si seguono le indicazioni per il Santuario e si lascia l’auto nei parcheggi situati in prossimità della Chiesa del paese. Proseguiamo a piedi seguendo le indicazioni fino a giungere all’imbocco del “sentiero dei Pellegrini”n.73.

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Il percorso inizia  su  una scalinata

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che risaliamo per poi continuare nel rado bosco, dove iniziano i capitelli del Rosario, cioè i misteri della vita di Cristo, fino a giungere ad una croce in cemento con bella vista sulla valle dell’Adige con l’Autostrada del Brennero. Ora il percorso si dirige con alcuni tornanti  all’interno della profonda gola  o “Vajo”, proseguiamo in salita sul sentiero, sempre scalinato,  fino a giungere alla base della parete del Monte Cimo dove abbiamo un primo scorcio del Santuario.

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Una ripida scalinata protetta scavata nella roccia ci permette di affrontare e superare, con stretti tornanti,  la strapiombante parete.

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Oltrepassiamo una piccola galleria dove è posta una immagine della Madonna e raggiungiamo  un ponte che attraversa un burrone, questo  ponte è detto del Tiglio perché nell’antichità si superava il burrone cavalcando un albero di Tiglio. Ora risalendo un’altra ripidissima scalinata, sempre scavata nella roccia, raggiungiamo il Santuario. Il Santuario della Madonna della Corona venne costruito sul luogo dove, nel XV secolo, sorgeva un eremo. La prima chiesa venne costruita nel 1530. Nel 1625 i Cavalieri di Malta riedificarono la chiesa e la trasformarono in un Santuario che completarono nel 1680.

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All’epoca  al santuario venne dato il nome di “Santa Maria di Monte Baldo”. Nel 1898 si decise di ampliarla e di rifare la facciata in stile gotico che venne completata nel 1899. Nell’Anno Santo 1975 la chiesa fu ristrutturata scavando nella roccia per ampliarla. Il Santuario fu consacrato il 4 giugno 1978. Papa Giovanni Paolo II nel luglio del 1982 lo elevò  alla dignità di basilica minore e qui si recò in visita  il 17 aprile 1988. La devozione alla Madonna della Corona è documentata in molte località della Diocesi di Verona, di Vicenza, di Brescia e di Trento.

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Dopo la visita al Santuario riprendiamo a salire, passando attraverso una galleria scavata nella roccia dove vi è un dipinto della Madonna, percorrendo una strada asfaltata lungo la quale sono poste 14 statue bronzee raffiguranti la Via Crucis (il percorso può essere accorciato salendo lungo le scale). Raggiunto in breve il l’abitato di Spiazzi imbocchiamo la stretta via a sinistra che passa davanti all’albergo trattoria Speranza la seguiamo fino a giungere alla sbarra che impedisce l’accesso ai veicoli del Maso Corona,

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superata la sbarra proseguiamo sullo sterrato, con vista sul sottostante complesso del Santuario, che con percorso circolare costeggia la vetta  del Monte Cimo

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che possiamo raggiungere con percorso libero. Magnifica la vista sul Lago di Garda meridionale e dall’altro lato vediamo la Vallagarina veronese e la Lessinia.

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PUNTO DI PARTENZA : Brentino 163m

SENTIERO:73

DISLIVELLO: 791m

DIFFICOLTA’: E

Cima Trappola 1865 m e Castel Gaibana 1806m

Cima Trappola è la montagna più alta dei Monti Lessini, sulla sua cima si trova il confine tra la provincia di Verona e quella di  Trento inoltre è posto un cippo che segnava il confine tra il Regno Lombardo-Veneto e l’Impero Austro-ungarico. L’escursione ha inizio dal centro sciistico di San Giorgio che si raggiunge da Verona seguendo le indicazioni per Bosco Chiesanuova. Dal parcheggio imbocchiamo il sentiero 287, una mulattiera che permette di risalire il Vallon del Malera

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fino  Passo Malera 1727m punto di incrocio del sentiero che dalla Lessinia porta alla Valle di Revolto e al Passo Pertica.  Dal passo procediamo sulla traccia che percorre il filo di cresta

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passando per la cima Bella Lasta 1812m  per giungere infine alla Cima Trappola. Il Panorama spazia dal Gruppo del  Carega all’intera Lessinia.

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Dalla cima scendiamo il versante nord ovest, incontriamo il cippo di confine

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e ci dirigiamo  verso il visibile Castel Gaibana.

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Scendiamo fino a Bocca Castello dove risaliamo il sentierino che ci porta a Castel Gaibana 1806m dove troviamo i resti di un osservatorio e l’omonimo rifugio.

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Da qui abbiamo una splendida vista sul Gruppo del Carega e sull’Altopiano della Lessinia.

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Seguendo una pista di sci, scendiamo fino al parcheggio.

 

PUNTO DI PARTENZA : San Giorgio 1504 m

SENTIERO: 287 e sentiero in cresta

DISLIVELLO: 361m

DIFFICOLTA’: E

Cima Posta 2215m e Cima Carega 2259m

Cima Posta fa parte del Gruppo del Carega, gruppo montuoso posto tra le provincie di Verona, Trento e Vicenza. Curiosamente i mappatori dell‘800 hanno spesso confuso i nomi della due più alte cime del gruppo: Cima Carega  e Cima Posta, infatti sulle prime rudimentali carte topografiche troviamo invertiti i nomi delle due cime. Il medesimo errore è  riprodotto nelle carte del Regio esercito del 1873 e 1888. Inoltre i tipografi austriaci del Trentino, giacché dalla valle trentina di Ronchi la cima più alta che appare è proprio Cima Posta, diedero ad essa il nome Carega. La situazione venne rimessa in ordine solamente nel le carte IGM del 1959 e 1969. L’escursione parte dal Rifugio Revolto che si raggiunge dal paese di Giazza in Val d’Illasi (Vr) percorrendo una strada asfalta di 8km. Parcheggiata l’auto nei pressi del rifugio, seguiamo le evidenti segnalazioni per il sentiero 186 che passa per un bosco fino a raggiungere una strada militare su cui ci immettiamo. Questa strada è stata realizzata dal Genio Militare della 1° Armata nel 1917-18 per rafforzare il sistema difensivo dopo gli aspri combattimenti di Passo Buole. Proseguendo incontriamo il Passo Pertica 1573m, con l’omonimo rifugio, da qui si prosegue sempre sulla stessa strada che ora è indicata come sentiero 109 della Val di Ronchi, superiamo  la galleria  e proseguiamo fino ad incontrare il segnavia 108B del Vallone della Teleferica, cosi chiamato poiché vi passava una teleferica attiva durante la Grande Guerra, di cui rimangono alcuni piloni in cemento.

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Imbocchiamo questo sentiero che risale, tra i mughi,le  pendici della Costa Media. Oltrepassati i  mughi, il sentiero prosegue inizialmente  in modesta salita  per poi guadagnare quota con alcuni tornanti, in questa zona spesso si incontrano gruppi di camosci.  Proseguiamo risalendo la parte terminale del Vallone della Teleferica,

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fino a giungere  al Rifugio Fraccaroli 2238m. Qui in pochi minuti risaliamo Cima Carega 2259m.

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Scesi dalla cima lasciamo sulla sinistra il Rifugio e proseguiamo in discesa sul sentiero 108  che con larghi tornanti ci porta in una spettacolare  vallata dolomitica. Difronte a noi vediamo due grandi montagne Il Molare e la Cima Posta,

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continuiamo sul sentiero 108

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superiamo il Monte Molare e un piccolo promontorio che lo divide dalla Cima Posta

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e arrivati sotto Cima Posta  saliamo  per  intuibile esile traccia sul fianco della montagna.

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Giunti sulla cresta troviamo una trincea della Grande Guerra che ci porta alla piccola croce di vetta.

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Dalla cima la vista spazia sul gruppo del Carega, sul Pasubio e sui Lessini.

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PUNTO DI PARTENZA : Rifugio Revolto 1336m

SENTIERO: 186, 109, 108b, 108

DISLIVELLO: 923m

DIFFICOLTA’: E – EE

Corno D’Aquilio 1545m, Monte Cornetto 1543m e Corno Mozzo 1535m

Il Corno d’Aquilio, il Monte Cornetto e il Corno Mozzo sono montagne delle Prealpi Veronesi  poste al limite nord-occidentale della Lessinia. Il Corno d’Aquilio si affaccia a strapiombo sulla Val d’Adige. L’escursione ha inizio dalla Contrada  Tommasi di Sant’Anna di Alfaedo (1130m) raggiungibile in auto da Verona risalendo la Valpantena. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio di Tommasi dove troviamo le indicazioni per il Corno d’Aquilio,

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proseguiamo per  un centinaio di metri sulla strada asfaltata fino a che troviamo a sinistra le indicazioni del sentiero 240, risaliamo nel bosco con alcuni tornanti  fino ad  uscire in un pascolo detto “della Preta” qui passiamo nei pressi della grande grotta del Ciabattino. La grotta era  chiama  Coalo della Signapola, ma una leggenda  narra il motivo della cambio del nome: “abitavano nel comune di Sant’Anna una ragazza, Adele, il fratello ciabattino e un conte che si era innamoratosi della giovane donna  la prese in sposa. Il conte si innamorò successivamente di un’altra fanciulla  e decise di uccidere Adele. Quindi la  portò  in gita sul Corno d’Aquilio per mostrarle la Spluga e buttò la donna nell’abisso. Adele però riuscì ad aggrapparsi ad uno sperone di roccia e aiutata dal fratello si salvò e si nascosero nel Coalo della Signapola. I due fratelli decisero  di vivere per sempre nella grotta. Adele era però incinta e diede alla luce un bambino, primo erede del conte. Passano gli anni e il conte tornò  sul luogo del delitto, ma venne seguito da un suo militare che gli sparò. Udito lo sparo Adele e il fratello  accorsero in aiuto e riconoscendo  il ferito, cercarono comunque di salvarlo. Il conte riconosciuto il figlio chiese carta e penna per poter lasciare un testamento prima di morire. Adele divenne proprietaria di grandi possedimenti e decise pertanto di lasciare la grotta con il figlio. Il fratello invece decise di  passare la propria vita all’interno della grotta, scendendo in paese solo una volta al mese per le sue commissioni”.

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Lasciata la grotta proseguiamo  verso sinistra risalendo un pendio che ci porta sulla cima del Corno d’Aquilio con la sua grande croce.

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Il panorama è spettacolare e comprende la Val d’Adige, a strapiombo sotto di noi,

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la Lessinia con le sue contrade, le piccole Dolomiti, il Monte Baldo e uno scorcio di Lago di Garda. Torniamo sui nostri passi, in discesa,

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in direzione della famosa“Spluga della Preta”

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un abisso carsico ancora non del tutto esplorato, infatti ad oggi la massima profondità toccata è di 978m raggiunta da una spedizione nel 1978, ma esistono dei cunicoli ancora inesplorati. Nelle adiacenze si trova la chiesetta degli speleologi. Proseguiamo su sentiero passando nelle vicinanze di malga Fanta e raggiungiamo la mulattiera che ci porterà ai piedi del monte Cornetto 1543m sulla  cui vetta è posto un brutto edificio in cemento, attraversiamo la strada asfaltata che proviene da passo Fittanze e continuando sull’evidente traccia, raggiungiamo la vetta con itinerario libero fino alla piccola croce.

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Scendiamo liberamente in direzione del Corno Mozzo, visibile dalla cima, fino a raggiungere una mulattiera che attraversiamo seguendo la traccia che passa accanto al laghetto più grande e con itinerario libero raggiungiamo la cima  del Corno Mozzo 1535m  dove troviamo un ometto di pietra.

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Bello il panorama sulla Lessinia, sul Monte Pastello, sul Gruppo del Carega, sul Baldo e sul Lago di Garda. Dalla Vetta  torniamo indietro  e scendiamo fino ad incrociare la strada asfaltata che proviene dal Passo Fittanze  che percorreremo per un paio di chilometri fino a raggiungere il parcheggio.

PUNTO DI PARTENZA: Tommasi (VR) 1130m

SENTIERO:240 e traccia di sentiero

DISLIVELLO:415m

DIFFICOLTA’: E

Cima Carega 2259m

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La Cima Carega è la vetta più elevata del gruppo omonimo, che fa parte delle Piccole Dolomiti nelle Prealpi venete , ed è compreso tra le provincie di Vicenza, Trento e Verona. L’escursione parte dal Rifugio Revolto che si raggiunge dal paese di Giazza in Val d’ Illasi (Vr) seguendo una strada asfalta di 8km. Parcheggiata l’auto nei pressi del rifugio, seguiamo le evidenti segnalazioni per il sentiero 186 che passa per un bosco fino a raggiungere una strada militare su cui ci immettiamo. Questa strada è stata realizzata dal Genio Militare della 1° Armata nel 1917-18 per rafforzare il sistema difensivo dopo gli aspri combattimenti di Passo Buole. Proseguendo incontriamo il Passo Pertica 1573m, con l’omonimo rifugio,da qui si prosegue sempre sulla stessa strada che ora è indicata come sentiero 109. Davanti a noi si apre la bellissima Alpe di Campobrun con i suoi pascoli mentre sulla destra possiamo notare il Monte Plische e in lontananza davanti a noi vediamo il Rifugio Scalorbi e il Passo Pelagatta. Poco prima del Rifugio Scalorbi, a sinistra, prendiamo il sentiero 192, che sale fino a raggiungere la Bocchetta Mosca 2029m dove giunge anche il sentiero alpinistico del Vaio dei Colori.

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Il sentiero diventato ora 157 prosegue con ampi tornanti ricalcando una vecchia mulattiera militare. Sul percorso incontriamo una strana scultura dalle sembianze di un Grifone probabilmente realizzato dai reparti dell’Impero Austro-Ungarico prima della Grande Guerra.

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Giungiamo quindi al Rifugio Fraccaroli 2230m, lasciando il rifugio a sinistra si risalgono a destra le roccette della cresta sud di Cima Carega ed in breve tempo si giunge alla croce di vetta.

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Il Panorama è grandioso su tutto il Nodo centrale del gruppo, possiamo vedere inoltre il Pasubio, i monti Lessini, il Monte Baldo e se la giornata è limpida ad est si può intravedere la laguna veneta.

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PUNTO DI PARTENZA: Rifugio Revolto 1336m

SENTIERO: 186, 109 e 157

DISLIVELLO: 923m

DIFFICOLTA’: E

 

 

Monte Baldo Punta Telegrafo m 2200

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La Punta Telegrafo fa parte della catena del Monte Baldo e viene anche chiamata Monte Maggiore, poiché nel passato si riteneva fosse il punto più alto della catena.

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L’escursione parte da Novezzina località raggiungibile dalla strada che proviene da Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo.Dal Rifugio Novezzina si imbocca il sentiero n°657 che dapprima si inerpica ripido nei prati, poi con una serie tornanti sale nei pressi del Canalone Osanna, fin quando si raggiunge la mulattiera militare che attraversa tutta la catena del Monte Baldo e in breve si arriva al rifugio Gaetano Barana.

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Da dietro il rifugio in breve si raggiunge la croce di vetta, da dove si può ammirare un panorama vastissimo sul lago di Garda.

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PUNTO DI PARTENZA: Novezzina 1255m

SENTIERO: 657

DISLIVELLO: 945m

DIFFICOLTA’: E